FROM A DISTANCE (ISOLATION PORTRAITS)

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Art projects, Long-term project, Participatory project

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2020 – in corso
Un progetto di
Irene Pittatore
Sviluppo e pubbliche relazioni
Isabelle Demangeat
Preview
Jeu de l’Oie – Festival des sciences sociales et des arts
/ Aix-Marseille Université and MUCEM



Può la fotografia da remoto
contribuire a ridurre le distanze?
generare tracce di esperienze che non possono essere condivise a causa dell’emergenza pandemica?
rendere ragione delle relazioni in stato di cattività?




FROM A DISTANCE (ISOLATION PORTRAITS) è un progetto visivo e narrativo realizzato in remoto con l’impiego di webcam, a diverse latitudini o a pochi isolati di distanza. Una costellazione di rivelazioni, constatazioni emerse dall’esperienza di vivere e lavorare a distanza.
FROM A DISTANCE (ISOLATION PORTRAITS) intende interrogare il senso e le frontiere di una nuova produzione visiva con auspicabili ricadute nei settori della cura, della formazione, del lavoro flessibile?
Nato come progetto di ritratti dell’isolamento durante i mesi di lockdown, FROM A DISTANCE (ISOLATION PORTRAITS) si confronta con le inattese possibilità del lavoro fotografico in assenza di prossimità dei corpi e degli abituali dispositivi di ripresa. Il servizio prende vita dalla predisposizione di un ambiente comune di relazione e di lavoro. I limiti della disciplina si rivelano, si forzano, si distendono. Gesti e disposizioni provano a sintonizzarsi, nel farsi sguardo di tutto un corpo, nel vuoto di stanze accudite.


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Stralci da FROM A DISTANCE (ISOLATION PORTRAITS):
Numero zero (portrait d’Isabelle). Berlin, 2020
Je cherche des outils pour penser (portrait de Karine). Berre-les-Alpes, 2020
Il faut trouver de nouveaux moyens de (portrait d’Héloïse et Marlène). Belcodène, 2020
Une douleur au nous (portrait de Claude). Nice, 2020


FROM A DISTANCE (ISOLATION PORTRAITS)
/ MILES AWAY
MILES AWAY è un progetto derivato da FROM A DISTANCE (ISOLATION PORTRAITS). Focalizza l’attenzione sulla realtà delle relazioni umane a distanza. Irene Pittatore cattura ciò che accade dietro le superfici troppo lucide e luminose degli schermi. Il progetto interroga la geografia e i confini intangibili, le risonanze e le dissonanze tra spazi fisici ed emotivi, in tempi di pandemia.
Le piattaforme di conferenza e dialogo sono utilizzate non solo per comunicare ma per documentare la specificità di questo tempo. I dispositivi (webcam) offrono una riproduzione visiva imperfetta che rispecchia l’imperfezione dell’unico modo rimasto per mantenere il contatto con gli altri: attraverso internet e gli schermi.
L’artista, qui, è parte del progetto in modo più diretto. Il titolo di ogni serie descrive la distanza in chilometri tra i soggetti ritratti. Le fotografie sono scattate durante le conversazioni online: istantanee quotidiane e immagini costruite si alternano, conservando le tracce delle conversazioni.

 

Non riesco a dormire.
Neanche io.
Dalla serie 1152
Qui vedi il mio padrino e la mia madrina di battesimo.
Li trovo così belli.
Hanno sempre vissuto al di là di qualsiasi convenzione.

Dalla serie 0,3
Raccontami ancora la storia della peonia…
Dalla serie 1152



“During lockdown, day-to-day events, sleeplessness and dreams, professional dead-ends and decisions, hopes and fears are shared through digital communication channels.
Irene Pittatore captures and portrays what happens behind the too sleek and luminous screens’ surfaces. The project plays with geography and intangible bounds, with resonances and dissonances between physical and emotional spaces, in times of pandemic. It drags attention to the reality of remote human relations. In this project, technical means, conference and chat platforms are used not only to communicate with friends and colleagues but to document the specificity of the time. The devices (webcams) offer imperfect visual reproduction which mirrors the imperfection of the only remaining way to exchange and keep contact with others: through internet and displays”
.
Isabelle Demangeat – Intercultural consultant and coach, founder of Fit for Culture

“Le visionnage du portrait a constitué une expérience. C’est un moment déstabilisant car l’artiste choisit des éléments saillants qui déconstruisent un récit pour en produire un autre. Cela oblige à faire un écart par rapport à son récit et surtout un écart par rapport à soi. Le portrait agit davantage comme un révélateur que comme un opérateur de transformation.
Karine Lambert – Chercheuse rattachée à l’UMR TELEMME (AMU-CNRS), MMSH Aix-en-Provence et Vice-présidente du réseau universitaire et scientifique euro-méditerranéen sur les femmes et le genre (RUSEMEG)

Con l’intento di proporre un’esperienza fondata sul dialogo, il percorso si sviluppa come un diario, un incontro visivo plurale che invita le persone coinvolte a confrontarsi con l’arte contemporanea quale possibile motore per inediti punti d’osservazione, agente di contrasto alla paura e vettore di nuove prospettive”.
Lisa Parola – Art historian and curator, founder of a.titolo collective

“In FROM A DISTANCE (ISOLATION PORTRAITS), la fragilità del supporto video-fotografico rivela e sfida anche la fragilità delle relazioni e del lavoro a distanza.
Tea Taramino – Artist and curator of PARI – Polo delle Arti Relazionali e Irregolari

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