Dicono di me

Inglese

“Per prima cosa mi viene da definire Irene dicendo che in fondo e soprattutto lei scrive poesie, haiku sotto forma d’installazioni e azioni. Dietro ogni lavoro si cela una ricerca di concetto e formalizzazione estrema e raffinata. Irene nelle sue azioni diventa presenza iconica, figura senza tempo e spazio”.
Olga Gambari, dal testo critico di presentazione di Ultime stanze (Vanitas artificis), catalogo Autofocus. 2014

“Chi semina vento è una proposta di arte relazionale che ha saputo creare luoghi di incontro, di accoglienza delle diverse sensibilità o fragilità personali, di esperienza e di consapevolezza di sé, degli altri e dell’ambiente. Occasioni creative intense, al contempo semplici e complesse, dove chi partecipa ha a disposizione strumenti, elementi naturali e agevoli indicazioni per trovare un baricentro, scoprire e riscoprirsi, esprimersi e apprendere”.
Tea Taramino, dal testo critico di accompagnamento a Chi semina vento, nel catalogo della mostra personale e della serie di workshop, area bookshop Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino. 2024

“La réclusion dans l’espace domestique et les travaux domestiques renvoient d’une façon automatique au féminin. Cependant, légumes, casseroles et produits de nettoyage, au lieu de faire corps avec le foyer, y semblent étrangers, surréels et absurdes. Aucun des éléments n’est, en lui-même, absurde. Il le devient par la récurrence, par la distanciation (Verfremdung) créée par la mise en image et l’usage qui en est fait. Le corps lui-même, exposé, transformé, mouvant porte le double message de l’exacerbation et du dépassement. Il est corps, sujet, émotions, message et regard sur lui-même : „female gaze“.
Isabelle Demangeat, dal testo critico di accompagnamento a Covid-19 Isolation journal, nel catalogo della mostra personale all’interno del Festival OVNI, Hotel Windsor, Nizza. 2022

“Una ricerca tanto sommessa quanto coinvolgente, nella sua tacita urgenza: una voce segreta, un pensiero nascosto, un sogno ricorrente mai del tutto interpretabile né interpretato che ci sta davanti come una lettera non letta (secondo gli antichi chassidim) che non lascia più di interpellarci“.
Marco Brunazzi, dal testo critico di presentazione di Covid-19 Isolation Journal. 2021

“I capitoli di Covid-19 Isolation Journal suscitano una profonda, inaspettata ilarità, ma sono anche tremendamente tragici. Una commistione perfetta realizza l’unico tragico possibile oggi: il grottesco. Il viso dell’artista è caldo ma pietrificato in un sorriso accennato, dolce ma raggelato. Come Buster Keaton, seriamente lotta, in modo acrobatico e surreale, con gli oggetti e la vita”.
Giuliana Pititu, dal testo critico di presentazione di Covid-19 Isolation Journal. 2021

“Por la complejidad de trabajar en una ciudad cuyos residentes están saturados por la sobreexposición visual y documental de este tema, se ha acudido a Irene Pittatore – con una larga trayectoria dentro de estéticas con un trasfondo social y habituada a trabajar con colectivos en una situación delicada – para dar una visión de los trabajadores del turismo en Venecia”.
Pedro Medina Reinon, dal testo critico di accompagnamento a Lavoratori del Turismo, esposto a Palazzo Grimani (Venezia), al Museo Es Baluard (Palma di Maiorca), ad Arts Santa Mònica (Barcellona) e al MACA (Alicante) all’interno del progetto Ciutat de vacances. Catalogo Consorci de Museus de la Comunitat Valenciana – Es Baluard Museu d’Art Modern i Contemporani – Arts Santa Mònica. 2019

“Nell’arco disegnato tra il verso, inteso come raglio/urlo/vocalizzazione animalesca, e il verso, inteso come unità metrica, si collocano la ricerca e la poetica dell’artista: proprio come il verso-unità metrica, le opere di Irene Pittatore articolano, dal punto di vista ritmico e visivo, una rappresentazione che si presenta come il risultato di un’azione creativa (poetica), che sgorga da una forza individuale, primordiale e rimossa: una forza brutale e ferina che la nostra società anestetizza, incapace di reggere l’urto della sua collettiva pluralità, e spinge verso i margini di quella narrazione in technicolor prodotta dall’industria culturale”.
Roberto Mastroianni, dal testo critico di accompagnamento a Eros Absconditus, mostra personale in collaborazione con Playboy Italia, Galleria Opere Scelte, Torino. 2016

“La ricerca di Irene Pittatore rientra in una cornice articolata, ma in Italia ancora poco studiata, che riguarda le direzioni formali e di senso di molta produzione artistica contemporanea delle donne; in particolare nelle linee di ricerca di artiste come Carol Rama che a partire dagli anni Trenta del XX secolo inizia a dipingere le sue Appassionate: donne costrette, simboli di paura e coercizione, stati esistenziali descritti dalla critica Lea Vergine come “paure, potate, concimate, esasperate, temerariamente coccolate”. Il lavoro dell’artista torinese pare confrontarsi anche con le ‘trame’ raffinate di Marisa Merz prodotte già negli anni Sessanta, accanto alla scultura pesante degli artisti dell’Arte Povera e ottenute intrecciando fili di rame che compongono geometrie elementari. Inoltre la documentazione fotografica di “un’azione” nella quale l’artista è la sola protagonista, rimanda anche ad alcune immagini di Gina Pane o Ana Mendieta”.
Lisa Parola, dal testo critico di accompagnamento a Coazioni, mostra personale al Palazzo dell’Arsenale a Torino, in occasione della XX Giornata FAI di Primavera. 2012

“Del lavoro ci ha colpito innanzitutto il modo di esercitare il diritto di parola, a partire dalla sua sofisticata articolazione quale condensato di una riflessione intorno ad alcune tematiche che, partendo da una esplicita critica al sistema dell’arte attuale, si aprivano a un contesto più ampio sollevando interrogativi urgenti in merito alla responsabilità dell’artista, alla sua relazione con il pubblico, fino al senso del lavoro immerso in una cornice storica segnata da cambiamenti e conflitti sempre più evidenti e profondi”.
Luisa Perlo e Lisa Parola, dal testo critico di accompagnamento al progetto Ribalta di Irene Pittatore e Francesca Macrì, catalogo Proposte XXII. 2009